giovedì 30 maggio 2013

FINANZIAMENTI AGEVOLATI "JEREMIE CALABRIA"

Lo scorso 29 Maggio 2013, la Regione Calabria ha presentato a Lamezia T. I finanziamenti JEREMIE CALABRIA. Si tratta di finanziamenti per complessivi 95 Milioni di Euro erogati con  il contributo del Fondo Europeo degli Investimenti (FEI). I finanziamenti sono rivolti alle micro, piccole e medie imprese aventi sede legale o almeno un'unità produttiva all'interno del territorio della Regione Calabria. 
E' possibile finanziare la realizzazione di nuovi investimenti  o già realizzati e/o avviati, in particolare le immobilizzazioni materiali o immateriali oppure finanziare l'incremento del capitale circolante funzionale allo sviluppo e/o espansione dell'attività imprenditoriale.
Il Finanziamento viene concesso dalla Banca a condizioni di tasso particolarmente favorevoli rispetto alle condizioni di mercato, questo grazie al supporto messo a disposizione dal FEI attraverso l'iniziativa comunitaria denominata JEREMIE (Joint European Resources for Micro to Medium Enterprises). http://ec.europa.eu/regional_policy/thefunds/instruments/jeremie_en.cfm
Maggiori info scrivi a info@longopartners.it oppure chiama  al:  + 39 347 79 27 222




mercoledì 3 aprile 2013

Nuove regole approvate dal Parlamento Europeo per l'accesso al credito delle PMI

Le piccole imprese hanno bisogno di prestiti su misura per le proprie necessità, di forme alternative di venture capital, di regole più chiare nella collaborazione con i finanziatori e pagamenti più rapidi dalle altre aziende. È quanto ha chiesto il Parlamento europeo durante la scorsa sessione plenaria a Strasburgo, approvando in alula una risoluzione che chiede il varo di norme europee in tal senso. Ci sono più di 23 milioni di piccole e medie imprese in Europa, ognuna delle quali con le proprie necessità. Questa grande diversità ha bisogno di regole chiare per i finanziamenti di stato e per le alternative ai prestiti bancari. Forme innovative di venture capital possono aiutare a superare le differenze. Gli istituti finanziari e i creditori dovrebbero anche sforzarsi di comunicare con gli imprenditori e attenersi a regole più chiare nell'uso delle garanzie, nei rimborsi anticipati e nelle possibili sanzioni. Le principali disposizioni contenute nel testo della risoluzione in oggetto sono le seguenti:

- Richiedere alla banche di erogare prestiti su misura

Le piccole imprese (come quelle a conduzione familiare, le imprese high-tech e le start-up) hanno difficoltà più degli altri attori economici ad ottenere dei finanziamenti. Il Parlamento europeo propone di chiedere alle banche che, per superare la crisi, ricevono aiuti di Stato o il sostegno della Banca centrale europea, di erogare prestiti su misura delle necessità delle piccole e medie imprese.

- Chiarire le regole sul rapporto con i finanziatori

Secondo la risoluzione, per aumentare le possibilità per le piccole imprese di ottenere un prestito bisognerebbe aiutarle ad acquisire delle conoscenze finanziarie di base. Regole chiare su come collaborare e scambiare informazioni con i finanziatori, per esempio sulla posizione finanziaria del creditore o le possibilità per il debitore di rimborsare il prestito in anticipo, ridurrebbero le incertezze di entrambi i lati, aggiungono i deputati.

- Non ritardare la direttiva sui ritardi di pagamento

Data la vulnerabilità delle piccole imprese quando altre ritardano nei pagamenti, i deputati chiedono agli Stati membri di far entrare in vigore la direttiva UE senza altri ritardi. In questo modo, si potrà richiedere il pagamento degli interessi sui pagamenti effettuati con più di 30 giorni di ritardo.

lunedì 4 marzo 2013

COOPERFIN SPA: INAGURATA LA PRIMA FILIALE IN CALABRIA


Lo scorso 1 Marzo 2013 è stata inagurata a Belmonte Calabro CS in via Carlo Pisacane,17, il primo Sportello Cooperfin SpA in Calabria.
Cooperfin SpA intermediario finanziario ex art. 106 del T.U.B, con oltre 400 agenti sul territorio nazionale, 12 mila contratti di finanziamento stipulati nell’ultimo anno ha un ambizioso piano di espansione con l’obiettivo della quotazione in borsa, dimostra di mettere al centro della sua attenzione le imprese e le famiglie calabresi. L'obiettivo è fornire soluzioni finanziarie adeguate, in un momento particolarmente difficile dell’economia mondiale.
Il core-business della Cooperfin Spa, ha dichiarato l’amministratore delegato Marano, si basa su motivazioni fortemente etiche, accanto all’immancabile e fondamentale consulenza finanziaria finalizzata all’individuazione della soluzione più adatta alle esigenze del cliente, con lo studio e la proposta di una vasta gamma di prodotti finanziari ad hoc che affiancano ai tradizionali prodotti finanziari,come il conto corrente on-line, il prestito ordinario, la cessione del quinto, i mutui i leasing, un nuovo prodotto finanziario per la realtà calabrese: il Prestito su Pegno. Si tratta di un prodotto che la società ha studiato per la sua clientela, e che fornisce anche in outsourcing ad altri istituti finanziari partnerCon il Prestito su Pegno e con oltre 8 milioni di euro erogati, CooperFin ha perseguito le sue finalità etiche ed è entrata a far parte degli istituti che erogano il microcredito sociale anche grazie alla partnership con Finetica Onlus e con l’Ente nazionale per il microcredito. “Nel 2012 ha proseguito Marano, abbiamo attuato la fase propedeutica dell'espansione commerciale della nostra rete di agenti, anticipando i competitors nell’applicazione delle disposizioni del D.Lgs. 141/2010 (riforma degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi) aggregando, in qualità di azionisti, società finanziarie e intermediari del credito e preparando la ramificazione distributiva multi prodotto. Nel 2013 si punta al raggiungimento di 500 agenti per avere una rete distributiva capillare e specializzata, nonché ampliare la gamma dei prodotti studiata su misura in base alle esigenze della Clientela sia retail che corporate”,ha concluso poi Marano. “Oggi siamo una public company ad alta capitalizzazione e con azioni dematerializzate ed accentrate presso Monte Titoli. Vogliamo continuare la fase di espansione sul territorio nazionale e con l’aumento di capitale, il nostro obiettivo è la quotazione in Borsa”.

mercoledì 13 febbraio 2013

Media Usa: Finmeccanica ha fin pochi legami di lobby


Così il sito Quartz (qz.com) dell’autorevole magazine politico americano The Nation, ha commentato la notizia dell’arresto del presidente di Finmeccanica
Il caso Finmeccanica punta il dito su una realtà ben più grave per un industria enormemente remunerativa come è quella della difesa: avere un prodotto competitivo non è in genere sufficiente per aggiudicarsi la gara.
Finmeccanica, per esempio, ha fatto fatica ad affermarsi negli Usa, di gran lunga il più grande mercato del mondo degli armamenti, perché manca di connessioni politiche competitive. 
Nel 2005, Finmeccanica aveva vinto una gara congiunta con la Lockheed Martin per costruire l’elicottero da trasporto del presidente degli Stati Uniti. Nel 2007, ha vinto un contratto con la US Air Force per costruire fino a 150 aerei da trasporto leggero C-27. Ma nel 2009, il contratto per l’elicottero è stato annullato e l'anno scorso il contratto per i C-27 ha subito la stessa sorte. Le ragioni addotte sono state lo sforamento dei costi e i tagli di bilancio. 
Ma gli analisti dicono che i contratti avrebbero potuto essere salvati se Finmeccanica fosse stata meglio connessa in termini di lobby a Washington.
Nel caso dell'India oggetto dell’inchiesta, i pagamenti a latere fanno parte della negoziazione di commesse di armamenti in molte parti del mondo. Nel 2010, BAE Systems, il più grande appaltatore militare d'Europa, ha pagato circa 450 milioni di dollari di sanzioni negli Stati Uniti e nel Regno Unito per transare un caso di corruzione che ha coinvolto Arabia Saudita, Ungheria e Repubblica ceca.

Fonte: Milano Finanza

venerdì 26 ottobre 2012

Google: lobby da record. Nei primi nove mesi spesi 13,13 milioni di dollari

Per fare un confronto, nel terzo trimestre Facebook ha speso per lobby 980 mila euro mentre Microsoft ne ha spesi 1,8 milioni.
Continuano le ‘spese folli’ di Google in azioni di lobby: al terzo trimestre la società ha speso 4,18 milioni di euro, che portano a 13,13 milioni il totale speso quest’anno.
Un record, visto che nellì’intero 2011 la società ha speso 9,68 milioni di dollari e una cifra che porta Google al settimo posto tra i maggiori lobbisti Usa, dopo AT&T e l’industria farmaceutica.
Il trimestre più ‘impegnativo’ è stato comunque il primo del 2012, quando la società ha speso oltre 5 milioni di dollari ber battersi contro le proposte di legge Sopa e Pipa.
Tra i temi sui quali il re dei motori di ricerca ha ‘investito’ più pesantemente a favore o contro, vi sono la pubblicità, il copyright, la sicurezza dei consumatori, le telecomunicazioni, l’apertura di internet e la competitività dei servizi online ma anche le energie rinnovabili, l’immigrazione, il commercio, la riforma fiscale, la sicurezza nazionale e le piccole aziende.
Per fare un confronto, nel terzo trimestre Facebook ha speso per lobby 980 mila euro mentre Microsoft ne ha spesi 1,8 milioni.
Secondo i dati elaborati dal sito Politico.com, i 50 maggiori lobbisti hanno speso complessivamente, da luglio a settembre, 176 milioni di dollari, circa 16 milioni in più rispetto allo scorso anno.
La Camera di Commercio ha registrato il balzo maggiore, da 14,4 milioni del terzo trimestre 2011 a 31,65 milioni quest’anno.

Fonte: Key4biz



giovedì 25 ottobre 2012

Dal presidente del Parlamento Europeo la conferma: le banche ci stanno truffando


 Il meccanismo è semplice e ve l'ho raccontato molte volte, ma vale sempre la pena riassumere. Le banche hanno preso un miliardo di euro dalla BCE. Quelle italiane ne han presi 260 miliardi. Soldi buoni, che dovranno restituire al tasso vantaggioso dell'1% in tre anni. Con quei soldi avrebbero dovuto - idealmente - far ripartire l'economia. Quindi far credito alle aziende e fare mutui alle famiglie. Invece ci hanno comprato titoli di stato. Perché? Perché - vi dicono loro - così ci aiutano a non andare in default.

 Balle! La risposta vera è: perché i soldi dello Stato sono sicuri, e su quei 260 miliardi ci fanno un tasso che va dal 4% al 7%. Se volevano aiutarci compravano i titoli di stato al tasso con il quale han preso soldi dalla BCE, che tanto non li hanno mica pagati. Prendendo soldi dal nulla e comprando BOT a tassi elevati, ci indebitano ricapitalizzandosi alle nostre spalle, mentre le pensioni se ne vanno, mentre il lavoro non c'è più, mentre tutto va a puttane. Ci indebitano: lo urlavo anche all'Ultima Parola, un paio di settimane fa (guarda il video).   http://www.youtube.com/watch?v=KqAARYQJ67s

Ma se a urlare è un cittadino qualsiasi, magari un blogger, è il solito complottista. E' chiaro che loro, quelli con le camicie sempre stirate e inamidate, sicuramente ne sapranno di più. Mica può essere così banale, la verità, no? Allora sentite cosa ha chiesto Cristian Alicata al Forum Nazionale dei Giovani:
" Le sembra giusto e sensato che la Banca Centrale Europea stampi euro e li ceda all'1% alle banche commerciali che, a loro volta, decidono se acquistare titoli di debito a tassi che vanno dal 4 al 7%? Le sembra giusto che un tale sistema sia in vigore o non è piuttosto una delle più grandi truffe, invece, perpetrate negli ultimi secoli da parte delle consorterie bancarie e finanziarie a danno dei cittadini? "
 Risposta? "Sono d'accordo".

 Già. Ma chi è d'accordo? Claudio Messora? Paolo Barnard? Beppe Grillo? Un No Tav sfaccendato e barbuto? No. Ad essere d'accordo è Martin Schulz: il presidente del Parlamento Europeo in carica.

 E ancora nessuno che alzi la testa, a parte i soliti noti...

lunedì 22 ottobre 2012

Manager: ok ai lobbisti, ma alla luce del sole


Una ricerca effettuata tra 200 manager di grandi aziende mostra come si intende l'attività di lobby in Italia e come operano i lobbisti.
Una ricerca effettuata dalla società di consulenza Public Affairs Advisors, specializzata nelle attività di lobbying, e dalla società di indagini demoscopiche Acqua Market Research, ha mostrato una nuova figura di "lobbista", andando a individuare chi sono in Italia, come operano, come vengono percepiti daimanager e come le aziende italiane fanno lobbying e come si organizzano per svolgere questa attività.


Nel suo studio, la società ha intervistato circa 200 manager di grandi aziende italiane (tra amministratori delegati, direttori generali, responsabili affari istituzionali). I risultati della ricerca contribuiscono a illuminare i contorni di un ormai vasto mondo professionale che gradualmente sta "uscendo allo scoperto", per proporre servizi studiati sulla base delle esigenze di aziende, associazioni o gruppi di interesse che necessitano di dialogare correttamente con la politica, le istituzioni e con i loro stakeholder.
"Dalla ricerca emerge una nuova figura di lobbista, un professionista italiano ma di stampo anglosassone che finalmente pare liberarsi del retaggio storico di un'immagine poco cristallina, cucitagli addosso anche dai mezzi d'informazione", afferma Giovanni Galgano, amministratore delegato di Public Affairs Advisors, che aggiunge che "Chi opera oggi nelle relazioni istituzionali svolge un'attività trasparente, di elevata qualità, di cui le aziende hanno sempre più bisogno e che richiedono al mercato. Nel nostro paese esistono settori storicamente più inclini a svolgere questa attività come quelli della Sanità, dellaFarmaceutica e dell'Energia. Ma altri comparti si stanno organizzando in modo sempre più strutturato come quelli dei Servizi Finanziari, della Difesa e dell'aerospazio, dell'IT e delletelecomunicazioni".

Identikit del lobbista

Scorrendo il rapporto di ricerca, alla domanda "In chi identifica i lobbisti?" i manager italiani interpellati rispondono nelle agenzie di public affairs (82%), nelle associazioni di categoria (76%), nei professionisti indipendenti (57%), lasciando ai sindacati il quarto posto nella classifica, all'industria il quinto e ai think tank il sesto.
Una specifica domanda della ricerca si focalizza sulle caratteristiche professionali che vengono richieste al consulente. I manager interpellati sembrano maggiormente convinti da chi è in grado dicostruire reti, relazioni e azioni di lungo periodo (67%): il "mordi e fuggi" non sembra premiare.Conoscenza del panorama politico e professionalità e reputazione del consulente sono gli altri aspetti che maggiormente le aziende ricercano in chi li deve affiancare nell'attività di lobbying, mentre spicca all'ultimo posto la risposta Brand dell'agenzia o del consulente (9%): la qualità del servizio viene ricercata a prescindere dal nome di chi lo realizza.

Efficacia e aspetti positivi del lobbista di professione

Da rimarcare anche la risposta data al quesito "quali considera gli aspetti positivi del lobbying", cui gli intervistati rispondono per la grandissima parte con l'integrazione costruttiva nel processo decisionale (80%), mentre minor peso viene dato ad altre attività tipiche del lobbista, come aumentare la risonanza locale e nazionale di un tema. In sostanza il top manager vuole influire sul processo decisionale, sulla formazione dei regolamenti e delle normative che lo potranno riguardare, conscio che senza un interscambio costante e professionale con i decisori difficilmente potrà raggiungere risultati apprezzabili.
Ma come le aziende italiane si sono organizzate per svolgere l'attività di lobbying? A chi si affidano? Le risposte dei manager interpellati a questa domanda confermano una buona fiducia nell'associazione di categoria, che per il 58% degli intervistati rimane il primo interlocutore per le esigenze lobbistiche, ma allo stesso tempo ci dicono che le aziende si muovono direttamente - e pesantemente - anche con i lorovertici manageriali (un analogo 58% di una domanda a risposta multipla). Spicca con il 30% la società di consulenza, che viene delegata dalle aziende a curare tutti o alcuni aspetti delle attività di public affairs. "Un risultato impensabile in Italia solo fino a qualche anno fa - dice Giovanni Galgano - quando la figura del consulente esterno veniva più che altro utilizzata per attività di generiche pubbliche relazioni".
Rimanendo in tema di efficacia, i manager intervistati ritengono che lo "strumento più utile di pressione" sui decisori sia l'incontro one-to-one (per l'83% del campione), che quasi doppia l'importanza riconosciuta alla lobbying indiretta realizzata grazie alle campagne di comunicazione mirate sul bisogno aziendale (49%).
Fonte: ManagerOnline