sabato 9 ottobre 2010

Comunicato stampa La Fondazione Vico presenta il Progetto G.A.G.I.

La Fondazione Giambattista  Vico, presieduta dal prof. Vincenzo Pepe, il 26 settembre 2010 alle ore 10.00,   con un  convegno tenutosi presso la sede della Fondazione Vico  nella sede di   Paestum alla presenza di giovani provenienti da numerose regioni italiane , ha presentato al territorio il Progetto G.A.G.I. (Gestione Ambientale per Giovani ed Imprenditoriassegnato alla Fondazione Vico dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Gioventù ) .  Durante i lavori sono state illustrate alcune iniziative importanti quali  la  realizzazione delle “Oasi di filosofia”,  centri di qualità ed eccellenza che, oltre  a promuovere un nuovo modello di ricettività, provvedano a mettere in campo   una serie di strategie  operative fissate da un regolamento ed un disciplinare sottoscritto dai giovani imprenditori  che   aderiranno alle Oasi  e che consentiranno  ai potenziali fruitori di verificare  le  differenze rispetto alle altre strutture ricettive sia  in termini di ricettività e professionalità che di corretta gestione delle risorse culturali del territorio di appartenenza. L’Oasi di Filosofia nasce dal desiderio – perché avvertito come fatto dirimente se si vuole un turismo di qualità – di arricchire l’offerta turistica ricorrendo a componenti ambientaliste e culturali. La finalità è quella di riunire in una rete, denominata appunto ODF, quelle imprese di ricezione turistica che soddisfino ad alcuni importanti e precisi requisiti e che accettino di essere consigliate e aiutate ad aggiungere, a quanto sono già in grado di offrire alla propria clientela, una proposta di contenuto culturale in senso più stretto; ben consapevoli che fare accoglienza di livello è già di per se stessa un’attività di valore culturale. Il progetto GAGI ha come   obiettivo   quello di  tutelare e promuovere le realtà culturali ed imprenditoriali italiane  ad elevata biodiversità  naturale ma anche agronomica e   culturale, nell’ottica delle linee guida dell’anno internazionale della Biodiversità,   valorizzando e riscoprendo   aree che abbiano elevati standard  da un punto di vista sia ambientale che  culturale,  e che rispecchiano le caratteristiche tipiche della tradizione mediterranea, improntate  ad uno sviluppo turistico ed imprenditoriale nuovo,  teso a favorire le nuove generazioni e idee imprenditoriali innovative .


Maggiori info scrivete a: aurelio.longo@gmail.com

mercoledì 6 ottobre 2010

FARE AMBIENTE: ROMA, 5/10/2010 CONVEGNO "MOBILITA' SOSTENIBILE"

ROMA 5 Ottobre 2010 Presentata ufficialmente, al convegno di FareAmbiente “Mobilità Sostenibile: Vantaggi e prospettive dell'elettrico in Italia”, la proposta di legge depositata dall’onorevole Agostino Ghiglia in favore della mobilità a zero emissioni. Renault, che a partire dal 2011 lancerà una gamma completa di veicoli elettrici, accoglie questa proposta di legge come un positivo passo verso un piano di sviluppo strutturato della mobilità elettrica Italia, sulla stregua delle politiche dei principali paesi europei.

Al convegno “Mobilità Sostenibile: Vantaggi e prospettive dell'elettrico in Italia”, organizzato dal movimento ecologista europeo FareAmbiente e svoltosi ieri presso la sala della Mercede di Palazzo Marini (Camera dei Deputati), l’onorevole Agostino Ghiglia (Capogruppo PDL Commissione Ambiente della Camera dei Deputati) ha presentato ufficialmente la proposta di legge depositata nelle settimane scorse in favore della mobilità elettrica. La proposta di legge, che è stata già sottoscritta da 170 parlamentari, si propone di supportare lo sviluppo della mobilità a zero emissioni in Italia mediante un programma di interventi strutturati, fra i quali:
· un incentivo di 5.000 € all’acquisto di veicoli elettrici (bonus a decrescere negli anni parallelamente alla progressiva affermazione del mercato)
· il finanziamento del 50% dei costi d’infrastruttura delle amministrazioni locali
· vantaggi fiscali per l’acquisto di veicoli elettrici (sia per clienti privati che per le società) e per l’installazione di infrastrutture di ricarica
· lo studio di tariffe vantaggiose dell’energia utilizzata per la ricarica
· l’obbligo per nuovi edifici ed edifici in ristrutturazione di dotarsi di infrastrutture di ricarica
· incentivi per l’installazione di infrastrutture di ricarica negli edifici già esistenti
· sostegno alla ricerca.
Jacques Bousquet, Presidente di Renault Italia, ha così commentato: “La proposta di legge dell’on. Ghiglia è una proposta fondamentale per dare avvio a un programma strutturato per lo sviluppo della mobilità a zero emissioni anche in Italia. Un programma sulla stregua dell’esperienza di altri governi europei che hanno già varato piani in favore della mobilità elettrica, come il piano Borloo, approvato circa un anno fa dal governo francese, che prevede importanti investimenti per le infrastrutture di ricarica incentivi, e l’impegno di aziende pubbliche e private ad acquistare veicoli a zero emissione”. 
“Anche in Italia – prosegue Jacques Bousquet - comincia ad essere ormai chiaro come gli obiettivi di riduzione dell’inquinamento e di miglioramento della qualità di vita nelle aree urbane passino necessariamente attraverso una diffusione di massa dei veicoli a zero emissioni. Si tratta di un obiettivo che, come mette in luce la proposta di legge presentata dall’on. Ghiglia, tuttavia, può essere realizzato soltanto con il contributo di tutti i soggetti (governo, enti locali, produttori e fornitori e distributori energetici) coinvolti nel porre in atto le condizioni necessarie. Mi riferisco alla realizzazione di capillari reti di ricarica, alla sensibilizzazione ed incentivazione del pubblico ad una mobilità a zero emissioni. Un vero approccio di sistema, nel quale siamo disponibili a collaborare, auspicando al tempo stesso un percorso di legge rapido, in modo da poter creare in tempi brevi i presupposti di nascita e di sviluppo del mercato dell’auto elettrica in Italia”.

mercoledì 29 settembre 2010

CALABRIA/REGIONE: STASI E PUGLIANO, OK FINANZIAMENTO PER CROTONE

CALABRIA/REGIONE: STASI E PUGLIANO, OK FINANZIAMENTO PER CROTONE

martedì 28 settembre 2010

FARE AMBIENTE E FONDAZIONE G.B. VICO: PAESTUM 26 SETTEMBRE 2010, PRESENTATO IL PROGETTO G.A.G.I.

Il progetto G.A.G.I.(Gestione Ambientale per Giovani e Imprenditori)
 intende promuovere l'affermazione della cultura della
legalità e della cittadinanza attiva con particolare riferimento ad azioni di
sviluppo ambientale attraverso la creazione di luoghi di incontro dove
condividere conoscenze e “saper fare”, favorendo la mobilità e le relazioni dei
giovani sul territorio, incentivando le forme di imprenditoria eco-sostenibili da
svolgere nei territori delle aree protette o limitrofe.
L'obiettivo pertanto è quello di:
1. Formazione di guide e operator i qualificati per la gestione di iniziative
turistiche e di educazione ambientale;
2. Progettazione e realizzazione di percorsi museali di educazione
ambientale destinati ad essere installati presso comuni, piccoli musei o
locali annessi ad aree protette ;
3. Definizione e promozione di percorsi turistico-ambientali per la
promozione delle aree bersaglio e per l'approfondimento dei concetti
presentati dai percorsi museali di cui al punto precedente;
4. Progettazione e realizzazione di un cofanetto didattico contenente gli
approfondimenti dei percorsi museali e dei percorsi turistico-ambientali
da diffondere presso gli insegnanti delle scuole medie superiori per lo
svolgimento di progetti didattici ;
5. Coinvolgimento delle imprese turistiche e commerciali, operanti sui
territori interessati, nella predisposizione e gestione dei percorsi turisticoambientali
finalizzati alla promozione dei loro prodotti/servizi e con
l'organizzazione di eventi volti a presentare modelli di business ecosostenibili
replicabili sul territorio bersaglio.

L'offerta di nuovi luoghi e modalità di aggregazione, unita ad una competente
e diffusa informazione relativa il patrimonio ambientale oggetto delle iniziative
proposte dal progetto, mira ad offrire, soprattutto ai giovani, una sempre più
matura partecipazione nella società.


Per aderire all'iniziativa scrivere a: aurelio.longo@gmail.com

lunedì 27 settembre 2010

FARE AMBIENTE: ROMA, 5 OTTOBRE 2010 CONVOCAZIONE ASSEMBLEA NAZIONALE

Tutti i soci sono invitati a partecipare all’Assemblea Nazionale Ordinaria che si terrà in Roma alla via del Corso, 117, presso la sede dell’Opinione, il giorno 04.10.2010, alle ore 23.00 in I° convocazione e nel caso non si raggiunga il numero legale, il giorno 05.10.2010, alle ore 15.00, in II° convocazione, per discutere e deliberare il seguente ordine del giorno:
  
  • Modifiche ed integrazione allo Statuto ed all’Atto Costitutivo;
  • Riassetto sulla gestione amministrativa interna al Movimento;
  • Approvazione Bilancio;
  • Varie ed eventuali;

Possono partecipare alla riunione solo i soci in regola con l'iscrizione.


Per chi volesse iscriversi o regolarizzare la propria iscrizione contattare: 


aurelio.longo@gmail.com
cell. 349.59.52.921


Aurelio Longo
Coordinatore Nazionale Giovani FareAmbiente

venerdì 10 settembre 2010

La Corte di Giustizia ribadisce il principio “chi inquina paga”

La recente sentenza 378/2010 della Corte di Giustizia ha confermato che, in relazione alla presenza di una pluralità di potenziali inquinatori, l’imputazione di responsabilità deve comunque avvenire conformemente al principio “chi inquina paga”. Per tanto l’obbligo di riparazione incombe agli operatori solo in misura corrispondente al loro contributo al verificarsi dell’inquinamento.


La Corte di Giustizia con sentenza depositata il 9 marzo 2010 in riferimento alla causa C-378/08, si è pronunciata relativamente ad una questione pregiudiziale sollevata circa l’interpretazione del principio “chi inquina paga”, per come contenuto nella direttiva 2004/35/CE, sulla responsabilità in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale. Secondo i giudici di Strasburgo tale direttiva non definisce le modalità di accertamento del nesso di causalità tra condotta ed evento, richiesto ai fini dell’imposizione delle misure di riparazione, lasciando così ampia discrezionalità agli Stati membri che possono stabilire una “presunzione” dell’esistenza del nesso casuale tra l’attività di determinati operatori e un inquinamento accertato. Per poter presumere un siffatto nesso di casualità l’autorità pubblica deve disporre di indizi plausibili in grado di dare fondamento alla sua presunzione, quali la vicinanza dell’impianto  dell’operatore all’inquinamento accertato e la corrispondenza tra le sostanze inquinanti ritrovate e i componenti impiegati da detto operatore nell’esercizio della sua attività. Lart. 311 del d.lgs. 152/2006 definisce in modo pragmatico la responsabilità  per la situazione di inquinamento, accedendo ad un concetto di responsabilità di natura soggettiva; non basta quindi un rapporto di causa-effetto tra svolgimento di un’attività inquinante o addirittura detenzione di una fonte di contaminazione storica e danno ambientale, per poter fondare la responsabilità dell’operatore, ma occorre anche un elemento di dolo o colpa, in correlazione  con la violazione di una norma o con un comportamento negligente. La tesi che riporta la responsabilità per danno ambientale nell’alveo della responsabilità oggettiva, indubbiamente afferma un dato assente  nel dato normativo nazionale fondante il danno  ambientale, in quanto il regime della responsabilità oggettiva è sicuramente estraneo all’art. 311 del d.lgs. 152/2006, pur essendo in maniera ambigua parzialmente riflesso in altre disposizioni del d.lgs.152/2006 tratte dalla Direttiva. Diversamente dalla norma italiana, la Direttiva 2004/35/CE prevede invece un regime di responsabilità “duale” nei presupposti, a seconda del tipo di attività economica in questione.  
La distinzione tra diverse tipologie di attività, ai fini dell’imputazione del danno ambientale, è resa esplicita all’art. 3 della direttiva 2004/35/CE (Ambito di applicazione), dove si prevede che essa si applichi:
a)      Al danno ambientale “causato da una delle attività professionali elencate nell’allegato III” e a qualsiasi “minaccia imminente” di tale danno a seguito di una di dette attività;
b)      Al danno alle specie e agli habitat naturali protetti causato  da una delle attività professionali “non” elencate nell’allegato III e a qualsiasi minaccia imminente  di tale danno a seguito di una di dette attività, “in caso di comportamento doloso o colposo dell’operatore”.
Mentre per le attività elencate nell’allegato III la direttiva viene in rilievo ogni qualvolta via sia stato un danno ambientale legato da “un nesso di causalità” con il comportamento dell’operatore (il riferimento è infatti al semplice danno ambientale causato  da una delle attività indicate), per le   attività non elencate  nell’allegato III la direttiva trova applicazione soltanto quando il comportamento  dell’operatore sia connotato da “dolo” o “colpa” (elementi che, ovviamente, si debbono aggiungere al requisito, comunque necessario, del nesso di causalità tra comportamento dell’operatore ed evento di danno o di pericolo). La direttiva distingue quindi, ai fini della imputazione del danno, tra tipologie di operatori, gravando di una responsabilità certamente più prossima a quella oggettiva (e quindi basata sulla sussistenza del solo nesso di causalità tra azione ed evento) i soggetti esercenti attività ritenute comportare “un rischio per la salute umana o l’ambiente” (quelle indicate nell’allegato III), e riservando invece una responsabilità per dolo o colpa agli operatori diversi da quelli che esercitano le attività, ritenute intrinsecamente  più pericolose, indicate nell’allegato III. Tornando alla pronuncia della Corte di Giustizia, in relazione alla presenza di una pluralità di “potenziali inquinatori”, la Corte afferma che uno Stato membro possa anche prevedere l’imposizione  di misure di riparazione del danno ambientale presumendo l’esistenza di un nesso di causalità tra l’inquinamento accertato  e le attività dei diversi operatori, in basa alla vicinanza degli impianti di questi ultimi con il menzionato inquinamento. La Corte precisa però che mentre nel caso di attività professionali comprese nell’allegato III alla direttiva 2004/35, per affermare la responsabilità ambientale degli operatori l’accertamento del nesso di causalità  è, oltre che, necessario, sufficiente, esso non basta per le attività ivi non comprese. Infatti, ai sensi dell’art. 3, n.1 lett. b), della direttiva 2004/35 si ricava che, quando un danno è stato arrecato da un’attività professionale non elencata nell’allegato III, deve essere accertato anche il comportamento doloso o colposo in capo all’operatore. La Corte in sostanza non fa che ribadire i criteri già ben evidenti ed esplicitati nella Direttiva 2004/35. Per quanto riguarda il nostro Stato, quindi, l’accertamento di una partecipazione  dolosa o colposa rimane un presupposto indefettibile per la concretizzazione di una responsabilità per danno ambientale.   
Restando in tema di reati ambientali, lo scorso 30 Giugno 2010 a Roma, Palazzo Marini,  si è discusso sul Ddl 3487 presentato alla Camera il 19 maggio dall’On. Alfonso Papa, su proposta dell'Avvocato Antonio Iaconetti, Coordinatore Regione Calabria di FareAmbiente.
Il tema ha riguardato la modifica dell’articolo 51 del codice di procedura penale in materia di competenza dell’esercizio delle funzioni di pubblico ministero nelle indagini e nei procedimenti per i reati in materia ambientale.
La frammentazione delle indagini dilata infatti i tempi e rischia di pregiudicare l'accertamento della verità e delle responsabilità. Questa proposta di legge invece ne affida la gestione alla Direzione Distrettuale Antimafia che già si occupa, oltre che dei reati specificatamente connessi alle grandi organizzazioni criminali, anche di narcotraffico, tratta di esseri umani, riciclaggio, appalti pubblici, misure di prevenzione patrimoniali.
L'obiettivo è quello di ampliare i poteri della DDA che potrà occuparsi così anche dei reati ambientali.



 Aurelio Longo
Coordinatore Nazionale Giovani FareAmbiente